Pochi manager…scarsa efficienza. Già lo diceva la Storia.

Nel Libro dell’Esodo (fuga degli Israeliti dall’Egitto) si racconta che l’organizzazione era semplice: Mosè era il capo assoluto e tutti obbedivano. Mosè stava tutto il giorno in mezzo al popolo e ascoltava istanze e risolveva controversie. Nessuno aveva delega ad alcunché, ogni decisione era del “Capo”. Per 39 anni le cose andarono così ma nessuno era molto soddisfatto. Si viveva tra tante difficoltà e il ritorno alla Terra promessa rimaneva una chimera.

Un giorno, però, Mosè decise di investire in due fidati “collaboratori”, Jethro e Salomone, e quando anch’ essi scelsero alcuni “governanti” per le questioni più pratiche, si verificarono due fatti:

– In un solo anno si fece di più che nei 39 precedenti (e si arrivò nella Terra Promessa perché, finalmente, Mosè poteva occuparsi del suo vero obiettivo),

– era nata la prima forma embrionale di Organizzazione.

Questo molti secoli prima di Cristo ma il presente non è poi così diverso.

In Europa l’Italia ha il NON invidiabile primato di una tra le più basse percentuali di dirigenti a cui si aggiunge un’altra variabile poco illuminata; il concetto di crescita e di innovazione si identifica, quasi sempre, con l’ammodernamento e il rinnovamento/potenziamento degli impianti e/o dei macchinari. Ci si dimentica, purtroppo, che per primeggiare in un mercato sempre più competitivo e selettivo servono profondi e incisivi investimenti organizzativi e manageriali.

Certo esistono alcune specificità del nostro Paese che influiscono su questa situazione; le più importanti sono:

– La frammentazione del tessuto produttivo in moltissime imprese di piccole/piccolissime dimensioni;

– la struttura a carattere famigliare delle stesse e, di conseguenza, la sua gestione;

– la ridotta presenza della componente femminile che contribuisce alla riduzione totale del numero;

– l’elevata incidenza di carichi fiscali e contributivi.

Questa è la fotografia dell’oggi e, sappiamo, che non si può cambiare in pochi mesi né un modello tipicamente italiano né una cultura ma non possiamo neppure accettare supinamente un sistema che ci fa perdere competitività e, di conseguenza, potenzialità di sviluppo di imprese e territori.

Allora, perlomeno noi che ci occupiamo delle Persone, impegniamoci a far crescere il “seme” della managerialità e delle organizzazioni perché, per gestire la complessità attuale e gli strumenti innovativi del business del 21° secolo, solo “menti” addestrate e abili sono in grado di farlo.