La prima impressione è quella che conta?
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Pochi secondi possono cambiare una possibilità di lavoro: oggi parliamo della prima impressione in un colloquio di lavoro, conta sul serio?
Secondo una ricerca della N.Y. University la prima impressione si forma in 10 secondi e sono spesso i piccoli dettagli a fare la differenza. È tale l’importanza del tempo che proprio negli USA è nato lo “Speed Dating For Job”, che tradotto significa “un appuntamento veloce per il lavoro”, e che si svolge con una metodica inusuale: l’esaminatore resta seduto e i candidati ruotano, il tempo scade e succede un altro.
L’obiettivo è semplice: scemare in poco tempo i “presentabili” dagli “impresentabili”. Date queste condizioni, è chiaro che anche il più piccolo errore si paga duramente.
Ecco allora i consigli degli esperti:
– Calma e preparazione; approccio sereno e “compiti a casa”. Ciò significa studiare l’Azienda presso la quale si fa il colloquio, preparare un curriculum che specificatamente valorizzi mirate competenze e proporsi con un atteggiamento che dimostri self control.
– Risposte adeguate; “so fare un po’ di tutto”, “mi va bene qualsiasi ruolo” fanno inorridire.
– Se ad un ottimo curriculum cartaceo segue un colloquio in cui il candidato si propone con un approccio down (occhi a terra, voce rotta…), la strada è bloccata.
– Impressione personale; abbigliamento consono, una “bella”stretta di mano decisa, un sorriso aperto.
– Non farsi intimidire perché, spesso, l’esaminatore appositamente cerca di creare stress nel candidato (esempi di segnali che si colgono; toccarsi i capelli, giocare con anelli/biro, tamburellare il piano del tavolo, muoversi continuamente ecc…).
– Prepararsi a domande trabocchetto; allenarsi alle prontezza e alla creatività.
– Tipica è: “immagini che…”. Serve per approfondire il tema del Problem Solving. Rispondere “non mi è mai successo un caso del genere” è da evitare accuratamente.
– Se si parla di soldi, dimostrare di avere una propria idea, anche se solo indicativa, di quanto ci si aspetta.
– Se ci si sente chiedere: “ha qualche domanda?” l’ approfondire ulteriori informazioni sull’Azienda/lavoro è sempre apprezzato.
– Un’ altra domanda classica è: qual è la tua più grande debolezza? La risposta migliore è la più sincera ma cerchiamo anche di dare una connotazione positiva della negatività.
– Aspettarsi una domanda “aperta”, “a piacere”. Non sempre “ripassano” talune opportunità. Perderle per superficialità e per approssimazione è veramente imperdonabile.
