“Imparare giocando”.
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Il gioco e gli adulti. Da bambini, quando si giocava, le richieste di smettere e di rientrare a casa magari per studiare, ottenevano sempre le stesse risposta:…, si, arrivo…, dai, ancora 5 minuti…, per favore lasciami ancora un po’giocare. Per quei bambini sono passati anni ma poco è cambiato; se osserviamo, oggi, gli adulti seduti in metropolitana o in treno, vediamo che la dedizione a tutti quei giochi presenti sugli smartphone è tale che neanche alzano la testa.
C’è da pensare che o gli adulti vogliono tornare bambini o il gioco ha una dimensione trasversale che dura tutta la vita.
Noi propendiamo per la seconda ipotesi; il gioco, nell’adulto, supera la sua dimensione ludica e diventa, per esempio, uno strumento privilegiato per ricreare dinamiche aziendali. Permette, utilizzando i giochi di ruolo, di abbassare le difese, svelare inaspettate caratteristiche, creare nuove situazioni, individuare punti di forza e di debolezza, simulare ipotetici scenari, proporre progetti alternativi. Tutto ciò si rivela particolarmente utile nell’andragogia dove l’utilizzo del gioco, peraltro non così usuale, quando impiegato bene (!!!), produce risultati molto positivi con una “leggerezza” e positività poco comuni negli adulti.
Noi, peraltro, su queste modalità di docenza abbiamo maturato una lunga esperienza e confermiamo la validità del metodo.
In un’altra situazione si è applicato il principio dell’imparare giocando; le industrie farmaceutiche hanno preparato serious games dedicati ai medici ottenendo un duplice risultato: una più approfondita conoscenza del farmaco e una migliore familiarità con il brand.
Per dimostrare quanto, con semplicità e divertimento, si possa essere efficaci nel trasmettere un messaggio, vi raccontiamo un episodio:
in metropolitana, per convincere le persone a salire le scale e a non utilizzare quelle mobili, il gradini delle scale tradizionali sono state dipinte come tasti del pianoforte che, al passaggio, suonavano…; il risultato…. scale mobili vuote.
