La laurea serve, meglio se accompagnata da tirocini, stage e studio all’estero

Per i laureati italiani è ancora un quadro  occupazionale in difficoltà è quello che emerge dal XVI Rapporto AlmaLaurea che ha coinvolto quasi 450.000 laureati di tutti i 64 Atenei aderenti al Consorzio nel 2013.

Per l’Europa il 2013 è stato un anno difficile sul piano  economico e su quello occupazionale. Col perdurare della crisi, nei Paesi dell’Unione Europea la disoccupazione è salita al 10,9%  e peggiora in Italia dove ha sfiorato quota 13%. Sono i giovani che continuano a pagare il prezzo più alto di questa situazione che si protrae dall’inizio del Millennio e pagano molto di più i giovani in Italia, dove il tasso di disoccupazione tra gli under 29 è di oltre il 28%.

Nonostante la scarsa attrattiva che l’università esercita sui nostri giovani il rapporto ci dice, però, che la laurea rappresenta ancora un investimento perchè offre  vantaggi occupazionali rispetto al diploma, sia nell’arco della vita lavorativa sia e ancor più, nelle fasi congiunturali negative come quella che stiamo attualmente vivendo: infatti in Italia i laureati hanno un tasso di disoccupazione inferiore  al 14,9% contro il 27% dei diplomati, il 65,8% lavora dopo un anno dalla laurea triennale e il 70% a un anno dalla laurea magistrale  e dopo 5 anni queste percentuali sfiorano 90% sia per i triennali che per gli specialistici. Però sono ancora tanti i numeri negativi: non consola il fatto che  tra il 2007 e il 2012 il tasso occupazionale dei laureati è calato di 16 punti % , che la stabilità lavorativa non è particolarmente brillante se pensiamo che dopo 1 anno solo il 41% dei laureati triennali e 35% dei magistrali hanno un contratto stabile e che, rispetto al 2008 le retribuzioni reali sono calate del 20% passando da oltre 1200 a circa 1000 al mese. E’ vero che dopo 5 anni la stabilità lavorativa sale al 75% e lo stipendio raggiunge i 1300 euro ma la situazione è di grande debolezza rispetto ai colleghi del resto d’Europa.

Abbandonare gli studi universitari non è una soluzione né per i giovani nè per il sistema paese, per il quale diventa difficile competere adeguatamente nel contesto globale quando la classe dirigente  è composta  da manager di cui solo 24% è laureato contro , solo per fare un esempio, il 51% della Germania.

Il Rapporto AlmaLaurea insiste sul fatto che occorre investire di più sull’università e fare leva sui punti di forza dei percorsi che creano occupazione come le lauree scientifiche. Ma interessante è anche la conferma che tre elementi aiutano moltissimo nel collocamento lavorativo dei giovani: terminare in fretta gli studi, conoscere le lingue straniere (+26% sono gli occupati che conoscono il tedesco  e +9% per quelli che conoscono l’ inglese a livello avanzato), svolgere tirocini e stage (+14%) e  studi all’estero (+9%).