Quantità e qualità … troveremo un accordo!
- Sviluppo organizzativo
- Tempo di lettura:
Alcune recenti scoperte delle Neuroscenze, in particolare quelle del professor Andrew Smart, hanno dimostrato che il nostro cervello lavora anche quando riposiamo. Se riusciamo a dedicare del tempo al “far nulla”, potremo, alla ripresa, sfruttare al massimo le nostre potenzialità mentali.
In altri termini, l’eccesso di attività inaridisce creatività e operatività. Alcune Aziende hanno condiviso questo principio e concedono ai propri dipendenti parentesi di tempo retribuito che non prevedono né attività né pressioni.
Antesignana di questo approccio fu la multinazionale 3M che già nel 1984 lo attuò; ora, per esempio, è applicato in tutti i laboratori di Google dove i lavoratori non solo hanno a disposizioni locali con videogiochi e altri particolari comfort ma, anche, una percentuale del 20% del tempo lavorativo da dedicare alla “libera creatività”. E i risultati sono stati straordinari perché alcuni importanti progetti di Google (Gmail, Google news e Google glass) sono nati proprio così.
A quanto sopra riportato, ci permettiamo di aggiungere una nostra significativa esperienza. Da circa 3 anni organizziamo i nostri percorsi formativi evitando di impegnare i discenti in lunghe sessioni. Preferiamo che il periodo di interazione non superi le 6 ore e che le giornate di attività siano cadenzate con intervalli che, in relazione alle specificità dei diversi percorsi, siano di 15-45 giorni.
I risultati sono veramente positivi (più apprendimento, maggiore partecipazione, minori cadute di attenzione e “fughe dal tema”); ne abbiamo costante conferma dalla Committenza che, dopo qualche iniziale ritrosia, ci lascia operare in tal senso. Se i tempi dell’attenzione e dell’apprendimento necessitano di momenti in cui il nostro corpo, in particolare il cervello, sia in stand-by, forse varrebbe la pena riflettere anche sulle attuali modalità di strutturazione e gestione dei programmi di convegni e congressi che, al presente, vengono organizzati. Specie in taluni settori, di più in quelli particolarmente normati, la compressione e l’affollamento degli interventi, la sovrapposizione delle diverse sessioni, i numerosi workshop fanno si che i partecipanti più che ascoltare/apprendere siano costretti a maratone tra padiglioni e sale. Certo nel passato, in taluni casi, si è esagerato e l’aspetto “vacanziero” era più presidiato e curato rispetto a quello dei contenuti.
Oggi, però, non commettiamo l’errore opposto. Premesso che un convegno ha scopi “informativi/didattici/divulgativi” che sono prioritari rispetto alla parte sociale, ciononostante crediamo che un giusto equilibrio tra i due momenti sia non solo funzionale agli obiettivi sopra citati ma, anche, permetta ai partecipanti di avere il giusto tempo per assimilare e interiorizzare quanto viene trattato”.
